Nel capitolo 6 de Il potere delle abitudini, Charles Duhigg mette in luce un concetto fondamentale: gran parte del comportamento di un’azienda non nasce da decisioni razionali e pianificate, ma da abitudini consolidate nel tempo.
Queste abitudini sono spesso il risultato di scelte quotidiane ripetute da migliaia di persone e, con il passare degli anni, diventano prassi difficili da scalfire. Duhigg sottolinea come siano proprio queste consuetudini invisibili a determinare la cultura di un’organizzazione e il suo modo di reagire alle sfide.
Ma c’è un punto cruciale: le abitudini malsane non nascono nei corridoi o tra i collaboratori, bensì dalla figura del leader. È il titolare, con i suoi comportamenti, il suo esempio e le sue decisioni, a instaurare il modello che l’intera azienda finirà per replicare. Se il titolare si abitua a gestire “come ha sempre fatto”, anche i collaboratori seguiranno quella direzione, perpetuando schemi inefficaci.
La crisi come opportunità di cambiamento
Duhigg aggiunge un passaggio illuminante: spesso, solo una crisi riesce a scardinare queste abitudini radicate.
La crisi non è necessariamente un crollo di vendite o un bilancio in perdita: può essere un incidente sul lavoro, una tensione con il personale, un cliente perso o semplicemente la consapevolezza che “non si trovano più ragazzi disposti a lavorare in officina”.
In quei momenti, ciò che prima sembrava intoccabile diventa improvvisamente negoziabile. Il cambiamento, altrimenti visto come una minaccia, appare come una soluzione accettabile. Senza crisi, tutto scorre come sempre: la routine domina, e il titolare fatica a mettere davvero in discussione i propri schemi.
Il parallelismo con il settore dell’autoriparazione
Il mondo dell’autoriparazione vive da decenni sotto il segno di una frase ricorrente:
“Si è sempre fatto così.”
- Gestione del cliente: il titolare continua a parlare in termini tecnici, convinto che basti la qualità del lavoro, senza costruire un vero rapporto di fiducia o valorizzare il servizio.
- Organizzazione interna: spesso l’officina è plasmata attorno al titolare, che accentra tutto e fatica a delegare.
- Sviluppo del personale: la formazione è vista come un costo, mentre i collaboratori apprendono “rubando con gli occhi” anziché attraverso percorsi strutturati.
- Gestione del cliente: il titolare continua a parlare in termini tecnici, convinto che basti la qualità del lavoro, senza costruire un vero rapporto di fiducia o valorizzare il servizio.
Tutto questo non è frutto del caso: sono abitudini create e mantenute dal titolare stesso, che senza rendersene conto alimenta un modello che limita la crescita dell’azienda e scoraggia i giovani ad entrare nel settore.
La crisi di personale che oggi affligge le officine ne è la dimostrazione. È una crisi silenziosa, che sta mettendo i titolari davanti all’urgenza di cambiare mentalità: non basta più “fare come si è sempre fatto”.
Una riflessione per i titolari di officina
Il messaggio che emerge dal libro e dall’esperienza del nostro settore è chiaro:
👉 le abitudini sono potenti, ma non immutabili.
👉 la crisi è il momento in cui nasce la possibilità di riscriverle.
Il vero punto di partenza è la consapevolezza del titolare: finché non sarà lui a mettere in discussione i propri schemi, nulla cambierà davvero in officina.
Ora tocca a te
Se sei un autoriparatore, chiediti:
sto guidando la mia officina con abitudini che costruiscono futuro o con abitudini che mi tengono fermo al passato?
Di questi temi parleremo al convegno Motore Umano del 4 ottobre 2025: un’occasione unica per confrontarsi, riflettere e trasformare la crisi che stiamo vivendo nel settore in un’opportunità di cambiamento reale e duraturo.
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